JUKE BOX un film dimenticato

Non sono molto portato a credere nel al destino, ne al caso a meno che non si riesca a dimostrate che si tratti di due algoritmi con una loro logica interna. In ogni caso ed è proprio… il caso di dirlo, come ogni mattina varco la soglia del mio giornalaio di fiducia, fiducia concessa non già per meriti acquisiti sul campo, ma sopratutto perché è l’unico giornalaio del paese.

 

Non nego che sia uno di quegli appuntamenti ai quali è difficile rinunciare perfino per un misogino come me. Ora, casualmente l’argomento cade sulle belle donne, si fanno dei nomi tra i clienti che sull’argomento non si tirano di certo indietro e sono tutte attrici di un tempo passato che più non esiste e mi sorprendo a chiedere a me stesso se ancora siano vive. Nessuno di noi e’ giovanissimo, se lo fossimo molto probabilmente non saremmo dentro un edicola ci vengono alla mente la Sandrelli e con lei i miei tentativi di entrare sul set della Chiave e, inevitabilmente lei, Brigitte Bardot con la quale da adolescenti, ognuno di noi ha avuto, inutile mentire, molteplici onanici rapporti sognanti.

 

E’ strano il meccanismo per cui a tratti i ricordi fuoriescono dai cancelli argentei della memoria apparentemente caotici e senza alcuna logica. Avevo conosciuto uno dei mariti di BB, Roger Vadin e concordo con voi che non è la stessa cosa di aver conosciuto la moglie, cosi come non mi vergogno d’ammettere d’aver provato una punta d’invidia nei confronti di quell’uomo. Io che mai nella vita avrei pensato di poter lavorare in quel dolce inganno che è il cinema con la sua magica illusione di luce.

 

Palando di cinema e ritornando alla Sandrelli non so come avvenne, ma non sono molto attento alla realtà che mi circonda avendo un’attrazione solo per i dettagli piuttosto che per l’insieme, un ragazzo, credo entrato dopo, mi parla anche lui di cinema del cinema che fa o che tenta di fare che oggi è ancora più difficile di un tempo. E’ cosi che ritorno a quella scuola di cinema che Renzo Rossellini Jr allora presidente della Gaumot Italia aveva creato, in un certo qual modo consentendo il mio rientro nel cinema… dalla porta di servizio.

 

Cita questo ragazzo un film noto sopratutto agli addetti ai lavori, Juke Box il film collettivo prodotto dalla scuola della Gaumont come esame di fine corso  e presentato alla mostra di Venezia nella metà degli anni ottanta. Era il film che io ho girato come macchinista negli Studi dell’ora defunta De Paolis, il teatro accanto a quello dove la Sandrelli stava girando la Chiave.

 

Juke Box è stato il mio esordio come macchinista, accanto a Sergio Allori, uno di quei capi macchinisti che insieme ai Diamante hanno fatto la Storia del cinema italiano. I giovani cineasti non lo sanno, ma ognuno degli alti pini dei viali degli studi di Cinecittà fu pianto dai padri dei macchinisti e elettricisti che io ho avuto l’onore di conoscere, lavorando assieme agli ultimi di quella dinastia.

 

Un mondo dietro le quinte che se possibile è ancora più affascinante di quello conosciuto ai più. Delle tante estati della mia esistenza, una di quelle più piene e appaganti. Uno di quei tanti sogni realizzati che l’esistenza mi ha voluto regalare e che l’acquisto di un giornale in un giorno qualunque ha riportato d’un tratto alla mente.

 

Con Juke Box smisi i panni dell’intellettuale bohémien’ per vestire quelli del macchinista romano, rustico e un po’ ignorate per imparare tra le altre cose la cultura di un mondo che mi aveva solo sfiorato. Un lavoro che avrei fatto gratis e che invece mi pagavano profumatamente ben al di la di ogni possibile immaginazione.Image00001

3 thoughts on “JUKE BOX un film dimenticato

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